Meditazionismo letterario
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MEDITAZIONISMO LETTERARIO

- I PARTE -

Meditazionismo letterarioTra le luci e le ombre di una esistenza colma di colpi di scena, di alti e bassi, di sete del vivere, liberi ed in democrazia, dopo solo pochi anni di vita ho potuto esprimere, anche se forse con superficialità, le mie idee sulla reale esistenza (di tutti i giorni) umana, animale e naturale creando, così, un nuovo “movimento letterario” personale, che considero la base della mia poetica espressa nei versi delle mie poesie, chiamato MEDITAZIONISMO. Nel fare le somme il mio commento poetico si è perso nel cielo autunnale, si è perso tra i rami degli alberi che, a poco a poco, lasciano cadere le foglie, abbandonandole al loro destino. Le mie parole non esaltano la vita come bellissimo e stupendo dono di Dio ma come una mela dal sapore aspro, amaro, che trova il suo sfogo negativo nella inesistente tregua vitale. Eppure solo nel guardare una casa, una strada asfaltata, una qualunque invenzione umana che può solo danneggiare la creazione della natura, le mie parole avvolgono il lettore nel pensiero fatto di sentimento… dando vita ad un’ angoscia esistenziale esprimendo, come essere umano colpevole di inquinare e distruggere la natura come gli altri simili, una colpa e portandola dentro al cuore ed alla mente per l’eterno. Viaggiare in auto, costruire “la città”, confezionare sogni proibiti resi grandi nel reale: questa la distruzione delle idee sentimentali umane. Ho così affermato che la moderna società industrializzata, buona scientificamente parlando, pronta a qualsiasi intervento ma anche furba, attenta al fattore egoistico ed ipocrita, trova le sue basi esistenziali nella ragione. Il termine ragione evidenzia la facoltà del pensiero di stabilire rapporti e connessioni tra numerose idee, al fine di conoscere realmente e positivamente il vero applicandolo anche e soprattutto nell’attività pratica. Con ciò la ragione è una buona virtù umana ma che viene sfruttata troppo ed in senso troppo ampio in questo mondo, oscurando altre virtù vitali senza fare esami di coscienza in merito. La ragione oscura il sentimento, l’istinto, l’inconscio e la meditazione delle cose, le più grandi virtù esistenziali che senza la ragione non possono vivere… e la ragione senza queste quattro virtù non può che concedere forza, potere, fame, morte, costruzione, distruzione, comando… a chi la sfrutta in senso unico ed obbligatorio. Nella umana moderna vita la ragione ha diviso nuovamente la popolazione in scale sociali, classificando la povertà e la ricchezza, il comando e l’ubbidienza, il potere dei pochi eletti di poter a loro piacimento legiferare e l’impotenza legata all’impossibilità dei “non eletti” di non poter contestare da soli ed in alcun modo la legge degli eletti. Questi i risultati della ragione. Ma cosa sono le quattro virtù che possono modificare la ragione e quali poteri hanno su di essa? La prima virtù vitale è il sentimento che si esprime in ogni stato affettivo della coscienza, in ogni moto soggettivo dell’animo che dà una particolare tonalità affettiva, di gioia e di dolore, alle sensazioni, rappresentazioni ed idee umane. Il sentimento è di grandissimo aiuto alla ragione perché la obbliga, in un certo senso, a rispettare gli affetti, le gioie, il dolore e le idee altrui. Altra importante virtù è l’istinto, grande impulso naturale che spinge tutti gli esseri viventi a compiere determinati atti utili alla conservazione dell’esistenza che può essere in realtà positiva o negativa. Tale virtù aiuta la ragione ad essere sempre vigile, attenta agli atti naturali umani, compiendo un’analisi prima che questa agisca. L’istinto senza la ragione è molto affermato nel mondo e trova i suoi sbocchi negli esseri umani che soffrono di disturbi psichici. Poi l’inconscio, virtù “scoperta”, in senso pratico, da S. Freud, che esprime sensazioni particolari e non visibili né riconosciute dall’umano: tutto ciò che nell’animo non arriva alla coscienza. L’inconscio è la virtù che la ragione deve rispettare perché non vera e reale. Ultima ed importante virtù la meditazione. Meditare vuol dire fermare a lungo e con attenzione la mente sopra un oggetto, un’idea, un argomento provando ad intenderli ed indagarli. La ragione non prova ad intendere ed indagare un qualcosa di specifico ma seleziona in modo teorico o pratico molto superficialmente una o più idee, stabilendone rapporti e connessioni tra loro. La meditazione è la risposta agli interrogativi della ragione, anche se unita al sentimento, all’istinto ed all’inconscio. Gli esseri umani moderni, per poter vivere in modo tranquillo senza avere pesi sulla coscienza e senza classificarsi in varie scale sociali diverse, devono, a mio avviso, applicare il meditazionismo e, cioè, un nuovo movimento che può non solo considerarsi letterario, per scrivere in versi o in prosa come il sottoscritto lo utilizza, ma anche sociale e politico. Il meditazionismo può essere un vero aiuto alle persone bisognose di sostegno psicologico. Meditare significa anche togliere vari problemi esistenti e non esistenti senza, in poche parole, farli diventare pesi eccessivi ed inspiegabili. Ecco come è composto il Meditazionismo:

MEDITAZIONISMO =
RAGIONE + SENTIMENTO + ISTINTO + INCONSCIO + MEDITAZIONE

- II PARTE -

In questa seconda parte voglio altresì affermare che il meditazionismo non è “perfetto” in tutto e per tutto: anche lui ha una sua lacuna, difficile e quasi impossibile da superare. Se prendiamo come esempio un fiore è possibile verificare che, con la ragione, il sentimento, l’istinto, l’inconscio e la meditazione, si riesce a creare una poesia, una fiaba, una narrazione, una descrizione, una ricerca… tutto ciò che l’essere umano vuol a sua scelta creare. Ma non è possibile scoprire il dolore e la gioia di quel fiore. Chissà quanto il fiore soffre… od è gioioso quando un’ape con le sue zampette toglie il polline dai petali? Non voglio essere Leopardiano ma tutta la meditazione umana ha ed avrà sempre un freno, un muro, un qualcosa che interrompe l’intendere e l’indagare del reale. Ed ecco affermato il MISTERO che amalgama delle domande senza dare risposte. Un’ordine soprannaturale, una verità dogmatica, tutto ciò che non si riesce a spiegare o che è tenuto segreto: ove l’umana intelligenza non può e non potrà mai comprendere fino alla fine ciò che si definisce “verità”. Nel quadro del meditazionismo possiamo quindi aggiungere questo muro di nome mistero, questo freno che non rimane solo nel meditare un fiore ma che è e sarà sempre presente nell’esistenza sociale e varia degli esseri umani.

MEDITAZIONISMO =
RAGIONE + SENTIMENTO + ISTINTO + INCONSCIO + MEDITAZIONE

interrotto dal MISTERO

La mia poetica sul meditazionismo si riassume in queste parole: “Medito le piccole cose che circondano la mia leggera esistenza. Sono attratto dalle rosse stupende rose, dall’immenso tempio di madre natura, dai sogni, dai desideri, da una realtà che purtroppo dura ed occulta accarezza la mia disordinata incapacità. La speranza per mano mi accompagna tra le torride vie di un paese che non ha sentimento, non pensa al prossimo futuro, non comprende perché così gira questo reale occulto globo, non aiuta il prossimo. Guardo la luminosa luna, getto lo sguardo tra le fredde lucide stelle avvolte da un infinito manto azzurro: dove viviamo? Perché così ci comportiamo? Siamo tutti prigionieri di un paradiso terrestre che con nostra mano lo sfregiamo, piano piano, lentamente, con un interesse sol egoistico, con un interesse indefinito. Anche noi viaggeremo a volte su incomprese strade, anch’io viaggerò nell’infinito occulto”. Questo il mito della meditazione e del mistero: il meditazionismo. Per scrivere vera poesia, anche se il globo oggi non ci riserva più angoli sereni ove le menti possono “riposare” analizzando un qualsiasi oggetto e creare nuove idee o aprire la finestra del sentimento, il metodo del meditazionismo lo considero una stupenda via per uscire temporaneamente dallo stress di tutti i giorni creando o facendo risorgere, infine, tutte quelle virtù abbandonate dopo la “piccola giovinezza” e non trovate mai più… oppure non scoperte mai sin dalla nascita.

Riccardo Maria Gradassi

(Documento depositato alla SIAE di Roma c/o Ufficio Depositi della Letteratura)

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